Perché è necessaria una formazione politica di base

Pubblichiamo di seguito l’intervento di Giovanni Covino, curatore del volume Giustizia e verità in Democrazia, sul tema La formazione politica di base (per una sintesi del convegno clicca qui). Si tratta di una relazione sulla necessità di un corso di formazione integrale che nasce dalla constatazione di una sempre più crescente disaffezione dei giovani (ma non solo) al mondo della politica.

L’idea di un corso di formazione politica nasce dalla constatazione di una sempre più crescente disaffezione dei giovani (ma non solo) al mondo della politica. È – non lo nego – una tentazione che ho dovuto superare anch’io: dinanzi a determinate situazioni, dinanzi ad alcuni esempi di gestione della cosa pubblica si è quasi portati a cedere e ad abbandonarsi a questa tentazione. Ma, forse, questa è la via più semplice da seguire…è la via della rinuncia…

Da qui, dal non voler cedere alla tentazione nasce quest’idea: il corso ha l’obiettivo di formare nel senso autentico del termine, di dare a coloro che partecipano una formazione integrale alla vita politica senza riferimento ideologico e partitico. Questo mancato riferimento ai partiti non vuol dire non schierarsi, abdicare alle proprie idee, ma vuol dire semplicemente tener presente che l’agire di un soggetto politico è sempre preceduto da una formazione di base, una formazione che, in un certo senso, fa da naturale presupposto, da preambolo all’azione politicamente schierata.

Questo modus operandi ha un senso perché vi sono questioni che vengono prima dell’azione politica: la riflessione sulla struttura e sulla forma migliore di governo, sulla questione dei rapporti tra lo Stato, le classi sociali, i partiti e l’individuo, la questione dei rapporti tra politica e religione, sono tutte questioni che vengono prima dell’azione politica propriamente detta ed è una riflessione che aiuta a mostrare mostrare – come dice Aristotele – «ciò che si deve fare e da che cosa ci si deve astenere» (Etica nicomachea, I, 2, 1094 b 5) e sottolineare che «quanti si prendono pensiero del buon governo [devono badare] attentamente alla virtù e alla cattiveria esistenti nell’ambito dello stato. Di qui è chiaro che deve prendersi cura della virtù lo Stato veramente degno di questo nome e che non sia tale solo a parole. […] lo stato è comunanza di famiglie e di stirpi nel viver bene: il suo oggetto è una esistenza pienamente realizzata e indipendente. Certo non si giungerà a tanto senza abitare lo stesso e unico luogo e godere il diritto di connubio. Per questo sorsero nelle città rapporti di parentela e fratrie e sacrifici e passatempi della vita comune. Questo è opera dell’amicizia, perché l’amicizia è scelta deliberata di vita comune. Dunque, fine dello stato è il vivere bene e tutte queste cose sono in vista del fine. Lo stato è comunanza di stirpi e di villaggi in una vita pienamente realizzata e indipendente: è questo, come diciamo, il vivere in modo felice e bello. E proprio in grazia delle opere belle e non della vita associata si deve ammettere l’esistenza della comunità politica» (Politica, III, 9, 1280 b 5-9, 1282 b 33-1281 a 5).

Il discorso politico e sulla politica non può, dunque, prescindere – secondo quanto appena letto – da alcune verità morali e non può far a meno di alcuni valori che permettono la piena realizzazione della persona (ovviamente tenendo conto dei limiti dell’uomo e di conseguenza di ogni forma di governo). Ciò vuol dire che ogni serio discorso sulla politica non può che mostrare l’esistenza di una certa gerarchia di valori che permette, all’agire etico/giuridico/politico, di non scadere nella retorica di una mera ideologia del consenso e/o del successo.

Il progetto quindi si fonda sul fatto che esiste un “riferimento” che deve essere necessariamente condiviso da tutti: si tratta della gestione della cosa pubblica in vista del bene comune. Il corso, dunque, si presenterà come un studio approfondito – da sviluppare attraverso una serie di lezioni – di tutto ciò che un giovane, che si affaccia al mondo della politica, deve sapere: dai princìpi dell’azione politica (area filosofica) alle questioni economiche, dalle strategie di comunicazione (rapporto verità-parola: essere capaci di affascinare ma senza ingannare) alla nostra Costituzione, dalla storia (principalmente del nostro paese) alla politica propriamente detta (che tenendo conto di tutto lo studio fatto deve dirigere la vita pubblica).

Seguendo questo schema di base, alla fine del corso si possederà una conoscenza adeguata di tutto ciò che riguarda la vita politica che permetterà di fare così scelte consapevoli e responsabili senza cedere alla vuota retorica e dando vita ad una dialettica politica sana e onesta.

È quello che da sempre auspicano i più grandi pensatori che si sono occupati di politica, come Platone, Aristotele o Cicerone. Quest’ultimo, guardando il declino di Roma, usava parole quanto mai attuali richiamando i suoi contemporanei al dovere di riportare in auge gli antichi costumi:

«La nostra epoca, pur avendo ricevuto uno stato simile a un quadro dipinto con arte suprema, ma ormai sbiadito per effetto del tempo, non solo ha trascurato di riportarlo ai suoi primitivi colori, ma non si è neppure preoccupata di conservarne almeno la forma e, per così dire, le linee di contorno. Cosa rimane infatti degli antichi costumi, su cui, come disse il poeta Ennio, si reggeva lo stato romano? Questi vediamo così sepolti nell’oblio, che non solo non vengono osservati, ma ormai ignorati… Per le nostre colpe, non per un caso, noi conserviamo lo stato solo di nome, nella sostanza invece lo abbiamo perso già da tempo» (La Repubblica).

 

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