La Madre di Dio, «causa nostrae laetitiae»

All’inizio di questo nuovo anno, che come ogni anno si apre con la solennità di Maria Santissima Madre di Dio, riproduciamo di seguito questo breve articolo in onore della Vergine Madre, come omaggio di amore e filiale obbedienza a Lei, della quale si canta «quae cunctas haereses interemisti in universo mundo», dato che compito precipuo che ci siamo assunti è proprio quello della difesa scientifica della razionalità ossia veridicità della santa fede cattolica e la lotta contro l’eresia e ogni sorta di menzogna. Alla Vergine Madre dedichiamo, al modo che tenne tra gli altri Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, nel suo libretto d’oro Verità della fede (di prossima pubblicazione, peraltro, per i tipi della Leonardo da Vinci a cura di M. Padovano) questo breve articolo e con esso tutto il nuovo anno e tutta la vita. Come questo Santo Dottore a Lei rivolgiamo la preghiera: «O Maria, voi già mirate dal cielo la strage d’anime che fa l’inferno oggidì per mezzo di errori disseminati in più regni…Ma non siete voi quella a cui sta concessa la gloria di sopprimere e distruggere tutte le eresie? A voi dunque tocca abbattere colla vostra potente mano questi nemici della croce di Cristo, a liberarci dal danno che trama l’inferno a tante anime semplici». A voi, O Madre tocca donare la letizia della verità al mondo che pare non tenere conto che «se si attenta alla verità, la stessa perfezione evangelica mi fa obbligo di adoperarmi a ristabilirla: perché, dove si estingue il rispetto della verità, comincia a precludersi per l’uomo ogni via di salvezza» (Card. G. Biffi, La tolleranza, il “tollerare” e l’intollerabile), ogni via verso la vera letizia. La prima misericordia di cui abbiamo bisogno è «la luce impietosa della verità» (ibidem).

Il nucleo della mariologia come del culto e della devozione stessa da parte del popolo cattolico verso la Beata Vergine Maria è e resterà sempre quello che la Chiesa, con il suo Magistero di verità, ha attinto – al di sopra del tempo e dello spazio – dai Vangeli: la splendida verità della Divina Maternità. Tutto quello che riguarda Maria si fonda su questo privilegio eccelso (si veda tra gli altri R. Garrigou-Lagrange, La Mére du Sauveur) che già di per sé si presenta come intrinseco riferimento a Cristo Dio e Salvatore e per tal motivo principale in esso si ritrova il fondamento medesimo della ragione del giubilo dell’umanità e di tutta la creazione, quel giubilo e quello stupore della natura mirans (cfr. l’antifona Alma Redemptoris Mater) che ammira e contempla nella Madre di Dio la stessa Chiesa (Corpo mistico di Cristo) nascente, l’aurora immacolata dei «nuovi cieli e nuove terre» (Ap 21,1) che parteciperanno alla delectatio, alla gioia della gloria degli uomini salvati, dei figli della luce che «il Signore Dio illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli» (Ap  22,5). È dunque Maria Santissima causa della nostra letizia proprio in quanto Madre di Dio, Madre del Verbo incarnato che nel suo concepimento assume ad un tempo il corpo fisico e il Corpo Mistico che è la Chiesa, la quale davvero è quella nuova creazione che ad un tempo è per l’uomo pellegrino in statu viae (in questa vita mortale) e resterà per sempre sacramento universale di salvezza.  Così trova il popolo di Dio un’occasione prossima e immediata – si potrebbe dire – di pregustare il Paradiso nell’onorare Colei «la cui dignità» – dice San Tommaso d’Aquino (si veda Summa theol. I, q. 25, a.6, ad 4) – «è in qualche modo infinita per il Bene stesso infinito che è Dio». È il giubilo del cuore inteso come la parte più intima dell’uomo, la sorgente delle sue stesse facoltà fisiche, psichiche e spirituali, quello a cui si riferisce il termine laetitia che si fonda sull’annuncio stesso dato alla Beata Vergine Maria riassumibile nel fatto che «il Signore è con te» (Lc 1,28). Difatti è per tale ragione che la stessa Beata Vergine è esortata a «gioire» a «rallegrarsi». Potremmo anche dire in altri termini che è il giubilo dell’essere stesso e della natura dell’uomo quale «immagine e somiglianza di Dio» (cfr Gn 1,27). È in questo modo che lo stesso nome di madre «l’uomo dell’esilio terreno lo trasfigura in Maria immediatamente in una rosa di fulgori celestiali che è la corona dei suoi stessi privilegi», come diceva padre Cornelio Fabro. È così che come in Abramo, anche nella Santa Vergine Maria, anzi, a dir meglio, soprattutto in Maria – e per Maria – «saranno benedette tutte le nazioni della terra». E se questa promessa fatta dall’Onnipotente al patriarca Abramo, «padre dei credenti» si è realizzata, come è vero che lo è stata, si è realizzata, compiuta proprio in Maria quale Madre del Cristo di Dio e ad un medesimo istante in Lei personalmente e in Lei in quanto vera «madre dei viventi». «Come Abramo» – dice p. Coggi O.P. – «Maria ha trovato grazia presso Dio (Lc 1,30); come lui Maria è una sorgente di benedizioni per tutte le nazioni ed è da esse benedetta (Lc 1, 42-48)». Ma più di lui, dato che lo stesso Abramo trova salvezza in virtù dei meriti futuri del Redentore a cui la Beata Vergine ha cooperato, redenta preventivamente, «amorosamente consenziente all’immolazione della vittima [Gesù] da Lei generata» (Lumen gentium, n. 58). In Lei, dunque, compiutamente, saranno benedette tutte le nazioni della terra ed è precisamente questa benedizione ad essere la sostanza e la ragione fondamentale della nostra letizia di cui la Santa Madre di Dio è fonte e sorgente sia pur essa stessa derivata indissolubilmente scaturente a sua volta dalla sorgente per essenza che è Cristo Signore, il Verbo di Dio incarnatosi per redimerci dal peccato. «Sì, veramente beata colei che ha creduto! […] dal cuore stesso della redenzione si estende il raggio e si dilata la prospettiva di quella benedizione di fede. Essa risale fin dall’inizio» (Giovanni Paolo II, Redemptoris Mater) e in Maria trova compimento: Abramo stesso infatti è figura, mentre Maria è compimento. Maria Santissima, «eco fedele di Dio» (San Luigi Maria Grignion de Montfort) che alle parole di Elisabetta, «benedetta tu fra le donne» (Lc 1,42 ) risponde rendendo gloria a Dio, «l’anima mia magnifica il Signore» (Lc 1,46), chiamata come Abramo ad alzarsi guardare ed esultare in Dio nostra salvezza, non poteva non essere sollecita a renderci partecipi del suo stesso gaudio anche perché quel che si dice di Lei in senso speciale si dice della Chiesa, di cui la Madonna è modello madre e regina (membro sovra-eminente, come soleva dire San Giovanni Paolo II), in senso universale e di ogni uomo, chiamato ad essere «tempio vivo dello Spirito» (1Cor 6,19), in senso particolare. È a Maria in senso speciale allora, quale modello della Chiesa e «madre dei credenti» come Abramo è «padre dei credenti», e «madre dei viventi» come Dio è «Dio dei viventi», che alla fine si rivolgono le parole stesse del profeta Sofonia (3,14-17): «Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme […] Il Signore è re di Israele nel tuo seno…Il Signore tuo Dio è nel tuo seno, Salvatore potente», come conferma – non a caso – lo stesso annuncio dell’angelo Gabriele «Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te» (Lc ), E ripetiamolo: è il Signore Salvatore potente nel seno di Maria la vera letizia di Maria, della Chiesa e di ognuno di noi che della Chiesa si riconosce e vuol riconoscere, in virtù del battesimo, figlio amato, ma è per Maria con Maria e in Maria che Egli, Dio-con-noi, è venuto in mezzo a noi, assumendo il suo stesso Corpo mistico ossia la Chiesa, e per Maria con Maria in Maria Egli vuole ancora regnare nei nostri cuori. È dunque questa Donna che si alza, gioisce ed esulta «in Dio salvatore» (cfr Lc 1,47) la stessa identica Donna, che proprio per ciò è altresì modello della Chiesa e Ella stessa «Chiesa nascente» (J. Ratzinger), in cui, in maniera speciale, fondamentale e principale, «tutte le nazioni saranno benedette» e che «tutte le generazioni chiameranno beata» (Lc,). La stessa identica Donna di cui Sant’Ireneo, ad esempio, (Contra haereses V,19,1)  disse «la malizia del serpente è stata vinta dalla semplicità della colomba: e così sono stati infranti quei vincoli che ci assoggettavano alla morte», e di cui Santa Ildegarda di Bingen (Ave generosa) potè cantare «nunc omnis Ecclesia/in gaudio rutilet/ et in sinphonia sonet/ propter dulcissimam Mariam/ Dei Genitricem» (= «Ora tutta la Chiesa prorompe in giubilo e risuona la sua voce sinfonicamente/ grazie alla dolcissima Maria, Madre di Dio»). È evidente allora come la Beata Vergine non poteva non essere presente in ogni attività del Redentore stesso, facendo in tal modo Dio stesso che «tutta l’opera della redenzione venisse permeata dallo stesso soave profumo della maternità» (cfr. Pietro card. Parente, Maria con Cristo nel disegno di Dio, pp. 90-91; p. R. Coggi, La Beata Vergine Maria, p. 216). In Maria e nella Chiesa dunque «ogni speranza di vita e di virtù» e così «Colei che più di tutti gli altri membri del Corpo Mistico fu unita a Cristo nei misteri del gaudio e partecipò alla sua Passione nei misteri dolorosi, ottiene alla Chiesa con la potenza della sua intercessione e le trasmette col ministero della sua mediazione, i doni stessi della comunione con Cristo, della crescita verso la maturità della gloria» (p. R. Spiazzi OP, Il dogma dell’Assunta nel mondo contemporaneo, p. 20). Come dice San Giovanni Paolo II: «Maria, l’eccelsa figlia di Sion, aiuta tutti i suoi figli a trovare in Cristo la via verso la casa del Padre» (Redemptoris Mater) e come ci esorta infine Pio XII (Ad coeli Reginam): «Godano dunque tutti i fedeli cristiani di sottomettersi all’impero della Vergine Madre di Dio la quale mentre dispone di un potere regale arde di materno amore».

Mario Padovano

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