Senso morale e filosofia

Pubblichiamo la recensione del prof. Massimo Roncoroni al volume Il senso morale di Giovanni Covino, un manuale in cui l’Autore illustra in modo chiaro e semplice il rapporto tra l’intuizione originaria dell’ordine morale (ricondicibile alle cinque certezze incontrovertibili e sempre attuali del “senso comune”) e la riflessione critica e sistematica operata dalla filosofia, sulla scorta del metodo propriamente metafisico, capace di passare in ogni momento “dal fenomeno al fondamento”.

Il testo di Giovanni Covino ben svolge l’intenzione del titolo Il senso morale- Avviamento allo studio dell’etica filosofica, e si inserisce organicamente nella collana di propedeutica filosofica, diretta da Antonio Livi, autore di un’adeguata introduzione epistemologica sul metodo dell’etica come scienza filosofica, che precisa materia e forma del saggio in oggetto.

Studio che si dipana per 118 pagine, comprese le puntuali e aggiornate note di riferimento bibliografico su e in argomento.

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Soggetto materiale e formale di esso è infatti il senso morale come forma dell’umana esperienza da parte di una riflessione filosofica sulla stessa, animata e illuminata dal metodo della fedeltà alla realtà esistente, considerata nella prospettiva del senso comune imperniato sul buon senso come senso del bene vero determinato dal retto uso della ragione.

Premesso questo, il saggio del Covino si articola in un’introduzione e in una prima e seconda parte rispettivamente dedicate, la prima, all’esperienza morale in quanto tale e oggetto del pensiero filosofico; la seconda, alla persona umana come soggetto intellettuale e morale, esistenziale e storico, metafisico e spirituale, nelle sue specifiche qualità costitutive e molteplici relazioni con mondo/Dio, gli altri e se stessi.

In tale orizzonte emerge l’ordine morale come insieme di beni veri da attuare nella loro concreta distinzione di livelli specifici, tra loro coordinati, di fine ultimo di diritto e fini penultimi di fatto.

Anche le conclusioni non sono mere appendici accidentali, ma frutto del concretarsi del discorso, per quanto concerne l’etica nel tempo dei social network, e nella continuità per connaturale inclinazione tra legge morale naturale o razionale e legge evangelica soprannaturale e soprarazionale; livelli questi, tra loro non divisi e separati, ma distinti nell’unitario disegno originario del vangelo di Gesù Cristo, onde la grazia non toglie la natura, ma la suppone e la porta a pieno compimento.

In sede analitica ci sembra opportuno sottolineare che, in un pensiero da logica vera e produttiva di verità, Covino ben distingue esperienza morale simpliciter di ogni uomo in quanto uomo da riflessione filosofica sulla medesima; distinzione di valenza decisiva e oggi quasi del tutto scomparsa, ma ben presente in pensatori del valore di Maritain, Garrigou-Lagrange, Gilson e Capograssi, ai quali aggiungere Amato Masnovo, Gustavo Bontadini e Sofia Vanni Rovighi.

Ora, ciò che accomuna questi maestri di pensiero classico e cristiano è la nozione di unità dell’esperienza, sintesi dinamica di vita pensante e agente e pensiero vivente e agente; caratteristica propria di ogni uomo e presupposto di ogni riflessione filosofica che si ponga come metafisica dell’esperienza, oggetto di analisi razionale esplicativa e sintesi intellettuale comprensiva della realtà, attuata in actu exercito da parte di ogni uomo – ne sia o meno cosciente –, proprio per questo, presupposto non immediatamente filosofico, ma pre-filosofico. In tal senso la filosofia è chiamata ad esplicitare ciò che è implicito nell’esperienza di ogni uomo: non a caso Manzoni la definisce felicemente “scienza dei sottintesi”.

Se infatti ogni uomo vivendo attua una metafisica, un certo concetto di mondo, di Dio, di sé e degli altri, tali concetti non sono anzitutto filosofici, bensì presupposti naturali e razionali dell’esperienza umana in quanto tale, rispetto ai quali la filosofia fungerà da riflessione metodica e sistematica per saggiarne e verificarne fondatezza o infondatezza, sì che ogni esigenza umana potrà o meno ricondursi ad evidenza razionale e certezza morale.

In concreto non si passa dunque da filosofia ad esperienza umana, ma da questa a quella, onde ben s’è detto che nessuna esperienza morale ha atteso una filosofia morale per esistere.

Se così, esperienza e senso morale si identificano con il semplice essere uomo, il quale per nessun’altra ragione sta al mondo, vive e pensa, conosce, agisce e opera, se non per essere felice; e per questo cerca senza posa beni veri, capaci di salvarlo da ogni mancanza e privazione, facendolo scampare da ogni negatività e forma di male e di morte: fisica, morale e metafisica.

Da qui l’imperativo morale in cui si imbatte ogni uomo che vive per attuare i beni salvifici anzidetti, e per il quale in sintesi: “il bene è fa fare, il male da evitare”.

La riflessione filosofica non nasce tanto dunque, di prima intenzione, dall’intelletto speculativo, quanto piuttosto dall’intelletto pratico, pur se, per l’ultima attuazione deliberativa, a quello speculativo non può non tornare, onde il sapere filosofico nasce e si svolge quale “ricerca di una giustificazione razionale delle valutazioni morali”, per dirlo con Sofia Vanni Rovighi, “per risolvere il problema della vita”, come afferma A. Masnovo nel suo breve e aureo scritto “La filosofia verso la religione”.

Qui Covino si sofferma sulla distinzione senso morale/sentimento morale, riconducendo il primo alla sua forma razionale di vettore dell’esperienza morale, il secondo alla sua forma non tanto emotiva quanto piuttosto affettiva, al riparo da riduzioni sentimentali ed emozionali oggi in voga in non poca etica e costumi da maggiorazione emotiva e minorazione critica.

In particolare l’autore fa riferimento all’intuizionismo morale scozzese del ‘700 fondato sull’etica della simpatia, oggi fagocitata da un’empatia a buon mercato e giustificativa di tutto e il suo contrario in particolare per quanto concerne i diritti umani in caotica e arbitraria polluzione. Pericolo dal quale Covino trova riparo alla scuola di Tommaso e Maritain, i quali riconducono il senso morale all’affetto di bene e all’intelletto di vero, due componenti sinergiche e sintoniche dell’esperienza e della conoscenza morale, nella fondata consapevolezza che “radix totius libertatis est in ratione constituta”.

Ed ecco venire una volta ancora in luce che il termine primo e ultimo di ogni esperienza morale è la persona umana: “individua substantia rationalis naturae” (S. Boezio) e “lo stesso diritto sussistente” (A. Rosmini), ente e soggetto fonte di ogni diritto-dovere.

In tale quadro può ben dirsi che la persona umana è soggetto morale o non è, sia in sé, sia nelle sue molteplici relazioni con famiglia, società, stato, nazione e genere umano, donde l’articolarsi dell’etica in economia, diritto, politica e cultura.

In ordine a tali considerazioni vale la pena sottolineare come Covino metta in luce la convergenza tra due pensatori tra loro diversi, ma di prima grandezza, quali Tommaso e Kant, per quanto concerne la forma originaria della legge morale, con le formule che ne conseguono, e il concetto di persona umana: un “chi” specificamente differente dal “cosa”; differenza ontologica tra “wer” e “was”, posta in luce pure da Spaemann, altro pensatore che, come il Covino, correla queste convergenze Tommaso/Kant, senza cadere in equivoci sincretismi.

È infatti chiaro che la differenza tra le posizioni kantiana e tomista deriva dal fatto che la prima si fonda su una metafisica postulatoria giustificativa dell’etica, mentre la seconda si staglia su una metafisica della realtà esistente, rispetto alla quale l’etica funge da variabile dipendente. In Kant “esse sequitur agere”, mentre in Tommaso “agere sequitur esse”: è la verità di ciò che è a fondare il bene vero e giusto dell’agire morale.

In Tommaso, di nuovo, esperienza morale e relativo senso morale fungono da presupposti di una ricerca che sfocia nell’incontro con l’esistenza del bene vero e giusto, esso pure presupposto: chi cerca può trovare oltre e fuori di sé i beni veri e giusti che cerca, le evidenze che illuminano e fondano le sue esigenze più buone, vere e giuste.

Per questo esperienza e conoscenza morali sono anzitutto riconoscimento dell’effettiva esistenza di beni e valori veri e oggettivi, più che non conferimento di senso e significato ai medesimi da parte di un soggetto; il che risulterebbe soggettiva e arbitraria invenzione di valori “à la Sartre ou à la Gide”.

Se così, invece, il senso morale è la forma dell’esperienza umana per specifica genesi, struttura e finalità dinamica, storica e metastorica; ed è qui che la legge morale si incontra e perfeziona nella nuova legge evangelica.

Queste riflessioni aprono alla seconda parte del saggio dedicata alla persona umana, luogo privilegiato di manifestazione dell’ordine morale: ordine di beni veri e giusti, assiomi metafisici ed etici, frutto di intuizione e discorso intellettuale e spirituale.

L’esperienza morale è infatti sempre fondata su una cognizione etico-metafisica dell’intelligenza che vede i beni veri e giusti da compiere nella luce dell’ “ordo amoris” o della carità al quale è inclinata la coscienza di ogni persona in quanto soggetto libero e responsabile .

Etica materiale dei valori che Covino ben illustra nella sequenza di: bene-valore vita umana dal concepimento sino alla sua fine naturale; bene-valore amicizia personale, spirituale e civile; bene-valore giustizia; bene-valore famiglia; bene-valore solidarietà e bene comune; fini penultimi e infra-valenti ordinati al fine ultimo, costituito dal vivere beati per sempre in comunione e pace con Dio, sé stessi, gli altri e l’intero creato.

In conclusione della disamina di alcuni punti di uno studio condotto con chiarezza e semplicità di sguardo dal suo autore, si può ben dire che tra esperienza morale umana e pensiero filosofico-metafisico si instauri non tanto un circolo virtuoso, quanto piuttosto una convertibilità connaturale prismatica e poliedrica tra persona umana e realtà intera.

In tale convertibilità analogica di livelli ed enti diversi e complementari, tra bene e giusto da compiere, diritto/dovere proprio e altrui da rispettare secondo l’ordine architettonico della realtà storica e umana, cosmica e naturale, la legge naturale o razionale, insita nella verità delle cose stesse, le affida quale ideale regolativo, saggio e sapiente, alla responsabilità di tutti e ognuno perché siano tutelate conservate e promosse nel bene vero e bello dell’intelletto d’amore speculativo e pratico.

Massimo Roncoroni

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