«La speranza non ha tempo… è dovunque»

Segnaliamo ai nostri lettori il Convegno Internazionale di studi su Mario Luzi e l’Abbazia di San Miniato al Monte Anno millenario dell’Abbazia di San Miniato al Monte 1018-2018.

Mario Luzi – spiegano gli organizzatori – è sempre stato legato a San Miniato al Monte: poesia e preghiera, arte e musica, luce e astronomia, più volte, si sono ‘strette’ la mano «nel segno di S. Miniato».

Luogo di silenzio e ascolto e fonte inesauribile di speranza, l’Abbazia, che domina tutta Firenze, ha visto passare dalla sua Porta Coeli migliaia di figli, provenienti da tutte le parti. La poesia, diceva Luzi, «porta l’acqua al mulino della religione». Dopo dieci secoli di ininterrotta vita monastica, proprio qui, si celebra il connubio tra la parola e la vita, il poeta, i monaci e gli illustri personaggi che in questo luogo si sono incontrati tra loro, ma soprattutto che si sono lasciati abbracciare dal mistero. Il misticismo della luce ha lavorato silenziosamente per otto secoli (solo da pochi anni è stato scoperto che alle 13,53 del 20, 21, 22 giugno, il sole illumina lo zodiaco nel segno del Cancro, annunciando il Solstizio d’estate – evento astronomico che un tempo coincideva con la festa di San Giovanni Battista, Patrono di Firenze) e continua la sua opera, ininterrottamente, nel tempo. La luce, che filtra dalle bifore e dalle monofore, squarcia il buio e crea un ponte nell’imperfetto umano, dà senso e compimento alla Parola, che non corre il rischio di essere «disabitata trasparenza».

La nostra Casa Editrice ha dedicato alla figura di Mario Luzi un libro della collana Grande Enciclopedia Epistemologica: La poesia, un debito con il mondo. Il grande poeta toscano (nato a Firenze nel 1914, nominato senatore a vita nel 2003 e morto nel 2004) illustra in questo testo la sua personalissima poetica, che riporta la creatività e la sperimentazione del secondo Novecento al filone mai esaurito della poesia italiana di ispirazione metafisica e religiosa (Petrarca, Leopardi, Ungaretti). Come spiega Antonio Livi nella presentazione, Mario Luzi va considerato un poeta metafisico perché esplicitamente interessato alla questione del fondamento; in questo senso, appare capace di un disocorso più vicino alla verità di quanto non lo sia il discorso nella maggior parte dei filosofi contemporanei, irretiti nelle maglie del nichilismo scettico. Il titolo dell’opera nasce da questa frase di Luzi: «Se vado a fondo di me stesso trovo il senso di un debito, naturalmente un debito che non ha cifre ma che è il sostegno del dicibile, di ciò che siamo indotti a dire. Si tratta di un dono che creaturalmente ci è stato fatto, di cui dobbiamo essere degni e che dobbiamo corrispondere».

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