Il card. Sarah: «Relativismo dottrinale è la maschera di Giuda».

Il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ha deciso di «parlare apertamente», rivolgendosi ai «cattolici disorientati» dalla «notte oscura» che sta investendo la Chiesa, «avvolta e accecata dal mistero dell’iniquità». E lo fa – come riporta LifeSiteNews – nel libro Le soir approche et déjà le jour baisse (La sera si avvicina e già il giorno volge al termine), scritto con Nicolas Diat per le edizioni Fayard e uscito in Francia il 20 marzo, che è «il grido della mia anima! È un grido d’amore per Dio e per i miei fratelli», perché è solo una la verità che salva e ogni pastore sarebbe chiamato a proclamarla al suo gregge. L’enorme piaga degli abusi sessuali che ha investito la Chiesa pone infatti in evidenza come – citando Paolo VI – il «fumo di Satana» abbia invaso la Chiesa dal suo interno per opera di «traditori» che sono diventati «agenti del Male» e «hanno umiliato l’immagine di Cristo presente in ogni bambino» e tradito tanti sacerdoti fedeli.

Dalla crisi spirituale e l’attivismo sociale al ritorno alla preghiera

Per Sarah «la crisi che il clero, la Chiesa e il mondo stanno attraversando è radicalmente una crisi spirituale, una crisi di fede». Il problema di fondo è infatti che «abbiamo abbandonato la preghiera», che «è il sangue che può irrigare il cuore della Chiesa», mentre, di contro, «il male dell’attivismo efficiente si è infiltrato ovunque». Ma, ammonisce il cardinale, «Colui che non prega ha già tradito. È già pronto per ogni compromesso con il mondo. Cammina sui gradini di Giuda».

Fedeltà alla dottrina, contro il relativismo

Oltre alla constatazione che molti ecclesiastici hanno «una vita interiore anemica», un’altra spiegazione circa l’origine del dilagare dello scandalo degli abusi sessuali – che peraltro Sarah afferma essere veri solo per una minoranza di consacrati, mentre molti sono i servi leali, gioiosi e santi del Signore – la si ritrova nel fatto che è stata abbandonata la dottrina cattolica, il che ha causato una confusione tale che persino «le conferenze episcopali si contraddicono a vicenda». «La dottrina cattolica è sfidata», scrive Sarah, «e in nome di sedicenti posizioni intellettuali, i teologi si divertono a decostruire il dogma e a svuotare la morale del loro profondo significato. Il relativismo è la maschera di Giuda travestita da intellettuale». Ed è proprio qui che si insinuano le cadute di tanti consacrati, abbagliati da istanze rivoluzionarie e in rottura con il passato, portate avanti da falsi profeti. Eppure, «l’unità della fede suppone l’unità del magistero nello spazio e nel tempo», anche se essere fedeli alla Verità non è facile perché implica di «accettare la Croce».

Amore per la Chiesa e per Pietro

Sarah pone quindi l’attenzione su un dubbio tentatore si può insinuare nelle anime dei fedeli: se è pur vero che il diavolo opera affinché la Chiesa venga vista come «una organizzazione umana in crisi», va ricordato che «la Chiesa non tradisce. La Chiesa, piena di peccatori, è in se stessa senza peccato. Ci sarà sempre abbastanza luce in lei per coloro che cercano Dio».

Fonte: Il timone

 

Per approfondire con i nostri libri:

D. Quinto, Disorientamento pastorale, Roma 2016.

Da molti anni la teologia cattolica, inficiata di storicismo idealistico, va togliendo all’interpretazione del dogma cristiano le sue essenziali coordinate logiche e metafisiche, e con esse la nozione di verità rivelata, sostituendola con la dialettica del progresso umano e delle riforme sociali. Al messaggio divino della Redenzione offerta da Cristo si è andati sostituendo l’illusione dell’umanesimo ateo, che immagina l’uomo di oggi non più bisognoso di salvezza perché ormai capace di trascendersi e di realizzare con le sue forze il Paradiso in terra. Dal Vaticano II in poi, questa falsa teologia ha penetrato progressivamente anche il linguaggio del magistero ecclesiastico (non più sobrio e dottrinale ma sempre più retorico e affettivo) e ha indotto molti vescovi e persino qualche Papa a una prassi pastorale che sembra mirare a un sistematico “superamento-toglimento” della Tradizione, soprattutto per quanto riguarda i valori autenticamente soprannaturali, sostituiti dai valori meramente naturali, propri dell’umanesimo secolaristico oggi dominante nella cultura occidentale. Inevitabile, di conseguenza, il disorientamento delle coscienze dei comuni fedeli, che non vedono più nei loro Pastori – ormai apertamente divisi sui motivi e sulle finalità delle riforme dottrinali, disciplinari e liturgiche – una guida unanime e coerente. In questo saggio, la situazione nella quale sembra trovarsi oggi la Chiesa cattolica dal punto di vista del rapporto tra pastorale e fedeli viene illustrata con un’accurata documentazione che riguarda principalmente il pontificato di papa Francesco, «il Papa della gente», come lo chiamano i mass media di tutto il mondo e come si intitola il film sulla sua vita recentemente realizzato.

A. Livi, Vera e falsa teologia, Roma 2018.

Questo trattato di epistemologia teologica, giunto ormai alla quarta edizione, è stato molto apprezzato dai migliori teologi viventi per il suo rigore scientifico che mantiene il discorso estraneo alle contrapposte ideologie del progressismo e del tradizionalismo. Le varie forme della «falsa teologia», infatti, sono qui criticate non perché esprimano opinioni non condivise ma perché pretendono di interpretare la fede cristiana in modo inadeguato, ignorando la razionalità insita nella rivelazione divina, sia per quanto riguarda i suoi contenuti (dogmatici e morali) sia per quanto riguarda il modo della sua comunicazione (che implica la verità dei “proeambula fidei”).
L’assunto principale di questo trattato è dunque mostrare come la teologia, in quanto “scienza della fede”, si debba limitare a proporre ipotesi scientifiche di interpretazione del dogma e non abbia la competenza per ri-formulare o ri-creare la fede della Chiesa partendo da presupposti filosofici che ne ignorano o addirittura ne vanificano le ragioni intrinseche.
Un’Appendice di questa nuova edizione esamina le teorie teologico-morali che più hanno influito sul linguaggio e sui contenuti del Magistero recente.

 

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